martedì 9 novembre 2010

Il Pellegrino Ombroso

L'Ombra è un pellegrino che viaggia ed osserva.
Nel suo moto perpetuo appare e scompare senza calcolo alcuno.
Una cosa è certa. Nel caos di un appuntamento rimandato ad un impreciso futuro, prima o poi, ritorna.

Ritorna sfinita, con la sua zavorra,  quel sacco grigio scuro colmo della Malinconia, della Paura, dell'Incompresione, della Solitudine accumulati nel Sentiero. E quale può essere il Sentiero dove l'Ombra cammina se non l'anima che l'ha generata? e da dove proviene il contenuto del suo sacco se non dall'Inquietudine della stessa?

Stanca siede rovinosamente nella dimora dalla quale è partita, con la sua voglia di rompere pesantemente quel fittizio equilibrio creato per convincerci della più tremenda delle bugie: che in noi c'è qualcosa di irrimediabilmente sbagliato, una lettera scarlatta oscurabile solo aderendo a miseri canoni imposti da qualcuno diverso da noi con la presunzione di verità assoluta.

Da questo punto inizia la danza del come si dovrebbe essere, del come si dovrebbe reagire, dei tempi in cui si dovrebbe reagire, delle espressioni di tristezza che non si dovrebbero avere, del come si dovrebbe migliorare per vivere quella vita immaginaria che probabilmente, colui che elargisce certe perle di saggezza, non possiede.

Ma se abbiamo il coraggio di non ascoltare ciò, lentamente tutto alla fine ci riporta esattamente al Centro di noi, a quel Pellegrino Ombroso che come tutti i viandanti cerca poche e semplici cose: qualcuno che possa colmare la sua sete, qualcuno a cui possa raccontare la sua Storia per liberarsi in parte dai suoi gravami, qualcuno che possa donargli un bastone per facilitare la sua ripartenza.

Ed una cosa è certa. Nel caos di un appuntamento rimandato ad un impreciso futuro, il Pellegrino, una volta ristorato, se ne va. Porta ancora quel fardello grigio scuro ma adesso, mentre di spalle diventa sempre più piccolo all'orizzonte, sembrerebbe davvero più leggero.

Buon viaggio Pellegrino, al più tardi possibile.

Anche se già so che, la data del nostro nuovo incontro, dipenderà esclusivamente da me.

domenica 7 novembre 2010

Esperti di Vita

Pubblico un post già scritto 4 anni fa sul mio primo blog Informazione Alternativa sia per la tematica, abbastanza attuale, sia per il background del mio blog, attento al Sociale e alle Ombre che nasconde.
Buona lettura.

Ho visto un anziano, ho visto degli occhi e delle labbra commosse al ricordo di quella giovinezza trascorsa, con un fucile ed un cappotto, nelle lande gelate della Russia, a veder cadere tanti suoi fratelli di vita, l’uno dopo l’altro, in una guerra non sua, lontana sia dalla sua casa sia dalla sua causa perché “solo quando la vivi ti accorgi della sua inutilità”. Grazie per aver trovato la forza di sopportare freddo e fame, e di essere ritornato in Italia per raccontarcelo.
 

Ho visto un anziano, due pugni chiusi indignati dalle morti, dai soprusi, dai furti, ma di quelli peggiori, in cui ti derubano della libertà e della dignità perché è l’orrore che te la toglie, l’orrore di vedere quella costante processione, giorno dopo giorno, verso le docce di “pulizia” di Auschwitz, verso le camere di tortura, e di non poter far niente.
Ho visto lo stesso anziano ebreo, di fronte ai filmati delle torture nelle carceri americane di Abu Ghraib, e degli ostaggi in mano ai terroristi, scuotere la testa nella inerme constatazione di una storia che si ripete e si ripete e si ripete.
 

Ho visto degli anziani su una sedia a rotelle e ho visto un dito puntare alla bandiera americana, quella stessa bandiera che negli anni 60 li aveva portati nel Vietnam in mome della “democrazia” e quella stessa democrazia ha preferito emarginarli, testimoni del fallimento di una guerra inutile. Per me avete vinto lo stesso poiché con le vostre denunce avete fatto vincere, per una volta, la Verità.
 

Ho visto madri oramai anziane, quelle braccia strette l’una all’altra, marciare per l’ultima volta in Plaza de mayo Buenos Aires in Argentina, delle braccia che avrebbero tanto voluto stringere i giovani figli “desaparecidos” che si erano opposti a quel “processo di riorganizzazione militare democratica” e che ne ha fatti rimanere solo ombre, scomparsi per sempre. Grazie per aver resistito al lutto dei vostri figli, siete state uno dei più belli esempi di amore materno.
 

Ho visto un anziano, 75enne, Lama Palden Gyatso, tibetano, in un lungo sciopero della fame nella Torino delle olimpiadi, per ricordare a tutti che il Potere è presuntuoso, abusa, imprigiona, come ha fatto con lui per 30anni, buttato in un carcere cinese poiché si era opposto all’occupazione di quel governo che gli ha censurato la giovinezza così come ora censura le informazioni, le verità troppo scomode ad un regime. Grazie per essere stato più forte della solitudine di una vita, perchè 30anni lo sono quasi, una vita.
 

Ho visto un anziano di Lodi, 5giorni fa al telegiornale, percorrere ogni giorno la strada che da casa lo separava dall’edicola, pochi centinaia di metri di evasione e di libertà, in dei passi che erano ben più di una passeggiata ma un’affermazione di una vita che c’è e che vuol ancora “camminare”: proprio per quella strada una banda di ragazzini minorenni, ogni giorno lo denigrava e lo picchiava nella mancanza di una degna occupazione intellettuale, forti della logica di gruppo, portatori insani di deficienza. Grazie per essere uscito comunque ogni giorno di casa, la tua libertà è stata più forte della loro viltà.
 

Ho visto un anziano vestito di bianco morire in una stanza bianca del vaticano, non prima però di aver fatto vedere a tutto il mondo quanta dignità si possa avere nella sofferenza, che la vita va meritata fino in fondo, fino all’ultimo respiro, anche se fa male, anche se ti fa rimpiangere il passato, anche se ti fa tremare, perché è proprio quella debolezza fisica che torna ad essere una forza che batte persino la morte quando non gli cedi. Grazie per avercelo fatto capire, sei rimasto ancora vivo oltre le sue sofferenze, per sempre, nei nostri cuori.
 

Ho visto anziani, semplici padri e madri di famiglia, un tempo giovani, svezzare con il loro sudore ed i loro sacrifici i figli di oggi, quegli stessi figli della società che adesso vede l’anziano come una perdita economica, inefficenza sociale, facile preda di abusi e soprusi, relegate in quegli zoo di negazione che sono gli ospizi. Grazie per esserci ancora e per ricordare ai giovani di oggi che anche loro, un giorno, diventeranno anziani.
 

Andiamo a chiedere a questi esperti di vita, loro che le hanno vissute, che significano Guerra, Sofferenza, Abusi, Regimi, Censura, Omicidi: chi più di altri ci saprebbe meglio di altri indicare la giusta via da percorrere per vivere una Buona Vita. Sicuramente meglio di altri più “giovincelli”, rinchiusi nelle rispettive “case bianche”, a decidere della vita e della morte per una manciata di soldi, perché questi sono i soldi in confronto ad una vita. A questi “giovincelli” da giovani, i loro padri, adesso anziani pure loro, avrebbero dovuto dare tante sculacciate.
Ma tante tante.


Foto: www.guardian.co.uk

giovedì 4 novembre 2010

Beautiful Mind

"Ad esempio, un suo non credente, potrebbe pensare a Zarathustra semplicemente come ad un pazzo che ha portato milioni di ingenui ad adottare un culto di adorazione rituale del fuoco. Ma senza questa sua "Follia" Zarathustra sarebbe stato solo degli altri milioni o miliardi di individui vissuti e poi dimenticati…".

Le parole di un Genio. Le parole di un Folle. Le parole di un Uomo.
John Nash, l'illustre matematico a cui si è ispirato il film di Ron Howard "A Beautiful Mind", è per me sempre appartenuto a quella categoria di eroi personali in cui di solito si annovera Batman o Pelé. Avevo sentito parlare di lui già prima del citato film, attraverso la sua "Teoria dei Giochi", ma è stato dopo che è entrato nel mio cuore. Non per il suo Genio, per la sua carriera scientifica o per il Nobel del 1994, ma per la sua singolare battaglia contro il peggiore dei nemici: sé stesso.
 

Non riprendo assolutamente qui la sua storia: per questo esiste, oltre al film, una ricca biografia in rete che risulta assolutamente esaustiva.

Mi ha affascinato, nel particolare, la sua estenuante lotta contro la malattia mentale, quella Schizofrenia Paranoide che, in un periodo come i fine anni '50, non lasciava certo molti orizzonti di speranze, non solo cliniche, ma anche di riscatto sociale. Tutt'oggi questa malattia è considerata inguaribile nella maggior parte dei casi.


Deliri, Farmaci, Insulinoshock, Elettroterapia hanno segnato un corpo che risultava essere devastato già alla soglia dei suoi 40 anni. Ma alla fine ne è uscito. È riuscito a conviverci. Ha accettato ciò che la Vita gli ha dato: un genio accanto ad una realtà parallela dove far vivere visioni irreali.


Ma ammiro Nash al di là della Guarigione o per il controllo che ha avuto, negli ultimi anni, della Malattia: lo ammiro per avercela raccontata e per averci detto quanto l'Ombra sia terribilmente democratica e trasversale, interessando qualsiasi categoria sociale, razziale, culturale, senza distinzione alcuna.


"… statisticamente sarebbe improbabile che uno scienziato di 66 sia in grado di raggiungere il livello delle sue realizzazioni precedenti. Nonostante ciò mi sto applicando al mio lavoro, pensando ai 25 anni passati nell' "illusione" come "vacanza atipica". Spero per questo di poter ottenere qualche risultato di valore attraverso i miei studi in corso o attraverso nuove idee future".


L'impossibile è stato reso possibile. Perché non pensare che il Genio di Nash, nonostante l'età, ci meraviglierà ancora?

martedì 2 novembre 2010

Un Ombra da Illuminare

Scrivo un messaggio di presentazione con la piena consapevolezza che lo stia scrivendo per me.
O meglio per quella parte di me che ha voluto questo Blog.

Ombra: un termine tanto fisico quanto filosofico che indica la parte oscura della materia e della psiche, celata da tutto ciò che è apparente, limpido e chiaro ma senza la quale non si genererebbe questo fenomeno che investe nella sua interezza l'Uomo.

Ombra e Luce sono le facce di un fenomeno che investe ognuno ma che in qualcuno, come me, diventa un qualcosa di tempestoso ed intenso in entrambe le forme; è proprio questo che con la scrittura, mia grande passione da ormai molto tempo, voglio andare ad esorcizzare.

Scrittura che mi ha permesso, ironia della sorte, di creare un luogo d'informazione dove relazionarmi proprio in quelle luci ed ombre di una comunicazione odierna dove tutto o quasi, per essere davvero compreso, deve essere letto nell'ottica del suo esatto opposto.

Ed infine, l'"Ombra", fa riferimento alla sofferenza del vivente con cui, attraverso il mio lavoro di medico, ho a che fare giornalmente e verso la quale provo, nel mio piccolo, di poter portare un pò di Luce.

Quella Luce che confido possa farmi da faro nel cammino intrapreso ormai da tempo verso la personale Illuminazione: un'Illuminazione che non vuol essere la spasmodica ricerca della perfezione, ma la risposta ad una grande ovvietà della Vita, ossia che essa vada bene già esattamente come sia.

Buon lavoro a me e a voi.

Foto tratta da http://bitserscarfiotti.blogspot.com